Non devi superare un lutto. Devi imparare a governarlo — fino a incarnarlo.
Il metodo "Avanti, Indietro, Vai", nato da chi lo ha vissuto sulla propria pelle, per chi ha perso una persona cara, un lavoro, un'azienda o una relazione e non vuole più solo "aspettare che passi".
Ti hanno detto "devi andare avanti!".
Ma nessuno ti ha spiegato come.
Hai perso una persona cara, un lavoro, un'azienda, una relazione. E da allora eviti certi posti, certe canzoni, certe persone — senza nemmeno accorgertene, la tua vita si è fatta un po' più piccola. Tutti intorno a te ripetono le stesse frasi: "il tempo guarisce tutto", "devi essere forte", "prendila come un'opportunità". Frasi dette con affetto, che però ti chiedono una cosa impossibile: dimenticare.
E quando non ci riesci — perché davvero non ci riesce nessuno — inizi a pensare di essere tu il problema.
Non è così.
Non devi superare. Non devi dimenticare.
Devi governarnarlo. Fino ad incarnarlo.
Ci hanno insegnato che il dolore è qualcosa da lasciarsi alle spalle, come se dovessimo guarire e volesse dire tornare esattamente a chi eri prima.
Non è così. Non torni a chi eri prima — non puoi. Una parte di te, quella toccata da quella perdita, è cambiata per sempre.
Esiste un'altra strada: imparare a governare il dolore, giorno dopo giorno, finché non diventa qualcosa che porti dentro con te, integrata nella persona che sei oggi — non più un nemico da tenere a bada.
Non te lo insegno per averlo studiato. Te lo insegno per averlo vissuto.
Mi chiamo Angelo Spinalbelli. In diciotto mesi ho perso il mio lavoro e la mia azienda, poi mio suocero, poi mia madre, mia moglie mi ha chiesto di divorzio e infine ho vissuto ciò che nessun genitore vorrebbe vivere. Le chiamo le mie sette onde, perché dentro ogni lutto ce n'erano altri: la perdita della sicurezza, dell'identità, della persona che pensavo di essere.
Nello stesso periodo ho anche ricostruito: ho ideato e lanciato da zero un'attività di coworking, senza possedere gli immobili, arrivando in due anni a tre sedi e millecinquecento metri quadri occupati al cento per cento.
Ho scritto due libri: Avanti, Indietro, Vai!, con la prefazione di Paolo Borzacchiello, e Cambia Rotta!, pubblicato da Il Sole 24 Ore. Oggi seguo anche Giovanni Toti, primo italiano nella storia a vincere un match olimpico di Badminton, in vista di Los Angeles 2028.
"Voi accompagnate chi parte. Io accompagno chi resta."
Il Metodo "Avanti, Indietro, Vai"
Un percorso in nove tappe, costruito — e prima ancora vissuto — attraversando io per primo i miei lutti, uno dopo l'altro.
Si parte sempre da uno sguardo indietro: capire davvero cosa hai perso, e chi eri prima di perderlo. Solo dopo si può guardare avanti, e ripartire per davvero.
Nessun percorso è uguale a un altro: se il tuo lutto è la morte di una persona cara il lavoro prende una direzione, se è la perdita di un lavoro o di un'azienda ne prende un'altra — perché lì, insieme al dolore, c'è da ricostruire anche l'identità professionale. Il percorso si costruisce sulla tua situazione specifica, non su uno schema fisso uguale per tutti.
Non è teoria. È un percorso che ha già funzionato.
La storia di Sofia*
Sofia è arrivata da me dopo la morte di suo padre, portandosi dietro qualcosa che il dolore lascia intravedere raramente: la sensazione di non meritare più nulla di buono. Otto mesi dopo l'inizio del percorso mi ha scritto che aveva ricevuto la promozione che aspettava da anni — e che per la prima volta, da quando suo padre non c'era più, si sentiva di meritarsela davvero. Non avevamo lavorato sulla promozione. Avevamo lavorato su quello che lei chiamava "il permesso di essere felice", che il lutto le aveva tolto senza che se ne accorgesse.
La storia di Marco*
Marco è arrivato da me con un'azienda chiusa dopo quindici anni, debiti, una moglie che minacciava il divorzio, due figli che avevano smesso di parlargli. "Ho fallito come imprenditore, come marito, come padre", mi ha detto la prima volta. Sei mesi di percorso: prima accettare il fallimento senza diventarci, poi ricostruire le relazioni una alla volta, infine progettare un nuovo inizio — più piccolo, più umano, quello che aveva sempre sognato e mai avuto il coraggio di fare. Quattro mesi dopo la fine del percorso mi ha richiamato a mezzanotte, in piena ricaduta. Gli ho chiesto cosa faceva, sei mesi prima, nei momenti così. "Restavo a letto per giorni." E stasera? "Stasera ti ho chiamato." Guarire non vuol dire smettere di cadere. Vuol dire quanto in fretta impari a rialzarti — e chi costruisci intorno a te prima di averne bisogno.
La storia di Roberto*
"Ho perso tutto. Azienda, casa, matrimonio. Non so più chi sono." Vent'anni per costruire un'azienda da cinquanta dipendenti, sei mesi per vederla crollare per colpa di un socio disonesto. Casa pignorata, moglie che chiedeva il divorzio, figli che non gli parlavano più. Abbiamo lavorato prima sull'accettazione di quel lutto imprenditoriale, poi sulla riscrittura della sua identità: non più "un fallito che aveva un'azienda", ma "un imprenditore che ha vissuto un fallimento". Oggi Roberto guida una società di consulenza per aziende in crisi. Il suo primo cliente è stata l'azienda che aveva rilevato i suoi ex dipendenti. Il suo primo risultato: salvare trentacinque posti di lavoro.
*nome di fantasia, per tutela della privacy del cliente
Non lo dico solo io.
Non faccio miracoli. E te lo dico prima che tu decida di lavorare con me.
Non ho una bacchetta magica. Se cerchi qualcuno che ti risolva tutto senza metterci nulla di tuo, non sono la persona giusta — meglio saperlo subito, piuttosto che promettere quello che non posso mantenere.
Non prendo più di poche sessioni al giorno: ogni sessione mi costa energie vere, e voglio arrivarci lucido. Per questo il numero di persone che posso seguire in un dato momento è limitato.
Se invece sei disposto a metterci del tuo, insieme a me, questo può essere il percorso che ti serve.
Cosa succede se prenoti la prima sessione ?
Si parte da una sessione approfondita, senza il classico limite di mezz'ora: ascolto, capisco che tipo di lutto stai vivendo, cosa hai già provato, cosa ti ha aiutato e cosa no.
Da lì costruiamo insieme il percorso, seguendo le tappe del Metodo, adattate alla tua situazione specifica.
Per tutta la durata del percorso non sei mai davvero solo tra una sessione e l'altra: quando ne hai davvero bisogno, sono raggiungibile.
Se pensi che sia il momento di smettere di aspettare che il tempo faccia un lavoro che il tempo, da solo, non può fare
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